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Il pensiero ed il suono

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Ora ritorniamo a parlare del suono. Come liberiamo il suono? Cosa rende possibile questo? Qual è il processo che avviene in noi? I filosofi Indù, migliaia di anni fa, si posero questi interrogativi e risposero: “Ci sono quattro livelli che riguardano l’emissione del suono: Para, Pasyanthi, Madyama, Vaikari”. Para è la germinazione del pensiero, l’inizio del pensiero. Abbiamo un pensiero nella mente: in una frazione di secondo quel pensiero produce un’immagine mentale. Dopo quella frazione di secondo il pensiero prende una forma acustica e, sotto una forte spinta, noi liberiamo il suono, articolandolo. Proviamo insieme a fare questo. Pensate alle vostre case: immediatamente avete la visione di qualche parte della vostra casa. C’è subito un pensiero: il salotto, la cucina, qualsiasi ambiente. Questa è l’immagine mentale che abbiamo. Ogni pensiero ha un’immagine mentale, diretta o indiretta, ma il più delle volte noi non la visualizziamo. Quando cominciate a visualizzare l’immagine mentale creata da ogni pensiero, il vostro pensiero diventa preciso: così l’immagine ed il pensiero sono collegati. Pensate alle vostre vacanze; appena avete un’idea di queste vacanze, un’immagine e poi un suono appaiono nella mente. Se avete proprio bisogno di dirlo, allora voi lo comunicate. Noi tutti pensiamo in modo acustico. La gente mi chiede: “In quale lingua pensi?” Quando sono in Occidente penso in inglese, quando sono in India penso nella mia lingua. Per cambiare, ci impiego circa un giorno e quando vado dall’India all’Inghilterra, all’inizio traduco le mie parole in inglese: penso nella mia lingua e poi traduco. Ma dopo un giorno abbandono la mia lingua e comincio a pensare in inglese.

Perciò tutti noi pensiamo in forma acustica. Noi non traduciamo subito in parole qualsiasi suono che parta dalla mente: esterniamo alcuni pensieri, altri li tratteniamo perché vogliamo dare una buona immagine di noi stessi al mondo. Quale che sia il pensiero che io ho, se lo esprimo in forma di suono, tutto il mondo saprà cosa sono quindi io mi autolimito in modo da non esprimere tutte le forme acustiche che ho. Ma esistono delle persone che hanno perduto questa facoltà di filtraggio, di supervisione, per cui esternano qualsiasi pensiero. A volte vedete qualcuno che cammina per strada parlando da solo e noi, generalmente, chiamiamo queste persone “matti”, perché hanno perduto quella facoltà di trattenersi.

Questo è il modo in cui il pensiero si proietta nella forma di suono. Quando noi parliamo, quando vi dico delle buone parole, voi vi sentite felici. Per cui le mie buone parole, i suoni che io libero in forma di cose buone, vi sono di aiuto.

Quando parlo, libero delle vibrazioni che colpiscono i vostri timpani, ma il suono va oltre, oltre e oltre ancora. Continuando il suono ad espandersi, la frequenza diventa sempre più piccola. Quindi queste parole diventano frequenze sempre più piccole, vanno nel cosmo ed entrano in quello che noi chiamiamo Akasha e lì rimangono. Per cui, qualsiasi suono noi liberiamo, all’inizio è una vibrazione fisica e alla fine diventa una vibrazione cosmica. Per esempio, vedete, quando il vento soffia molto forte si ha come un forte massaggio sulla pelle e la nostra mente non è a suo agio. Però, quando il vento si muove in modo leggero e accarezza il corpo, allora noi ci sentiamo bene. Quindi la pressione sul corpo ha molto effetto sulla mente.

Quando io parlo di cose buone, queste buone onde di pressione liberano qualcosa di buono nella gente di tutto il mondo, ecco perché c’è il detto: “Dì sempre parole buone”, perché danno buone sensazioni alle altre persone, agli ascoltatori e anche a coloro che non ascoltano.

Ma qual è una parola buona? Cos’è buono? Qual è un suono buono? Per esempio, il mio nome è Mukunda: è un suono molto bello in India e un suono molto brutto in Cecoslovacchia. “Latte” è un suono molto buono in Italia, ma se andate a Bangalore e dite “latte”, vi schiaffeggeranno perché vuol dire “disastro”. In Italia c’è il nome “Beppe”: se andate a Bangalore, al Sud, e chiamate qualcuno “Beppe”, si arrabbierà con voi perché là, “Beppe” significa “il più stupido degli stupidi”. Allora, cos’è “buono” nel suono? Che cos’è “cattivo” nel suono? Un suono buono in una lingua può essere cattivo in un’altra. Ma c’è qualcos’altro nel suono. Quando io dico “latte”, abbiamo subito l’immagine mentale del latte; questo crea una bella sensazione in voi: è un cibo, è bianco, ecc. Nel suono abbiamo un’energia emozionale. A Bangalore, quando dico “latte”, penso alla morte, a qualche incidente o disastro. La mia energia emozionale è negativa su quella parola. Quando io dico qualsiasi bella frase, io metto delle energie emozionali in questo: è questa energia emozionale che fa camminare il mondo.


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