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Suono e comunicazione

Se fosse impossibile comunicare sarebbe impossibile vivere. La comunicazione ha permesso agli esseri umani l’aggregazione in gruppi e l’aiutarsi e il sostenersi vicendevolmente.
Anche lo Yoga del suono prende in esame il fenomeno della comunicazione e i canali con cui gli esseri umani la veicolano: i cinque sensi che sono collegati ai chackra (vortici di energia che si collocano nel campo di energia che avvolge l’essere umano) e agli elementi
L’olfatto ( canale olfattivo) si collega al primo chackra – Muladhara – e all’elemento Terra
Il gusto (canale gustativo) si collega al secondo chackra – Svadistana – e all’elemento Acqua
La Vista (canale visivo) si collega al terzo chackra – Manipura – e all’elemento Fuoco
Il tatto (canale tattile) si collega al quarto chackra – Anahata – e all’elemento Aria
L’udito  (canale uditivo) si collega al quinto chackra – Vishudda – e all’elemento Etere
(Per lo Yoga del Suono esistono possibilità di percezioni superiori ai cinque sensi: oltre ai cinque Chackra già citati, tra i vortici di energia  principali esistono il sesto, Ajna, e il settimo,  Sahashara, che corrispondono alla possibilità di percepire oltre il sentire fisico).

La comunicazione umana è data dall’insieme dei cinque sensi fisici che si collegano ad elementi puramente energetici.
Anche la parola, prima di diventare tale, è suono e prima di essere suono è pensiero e prima ancora di essere pensiero è reazione emozionale che cerca una via per essere comunicata.
Nelle sue lezioni Vemu Mukunda ci spiega: “Ai tempi della sua evoluzione, l’homo sapiens, quando udiva un animale passare vicino, emetteva un suono; era una reazione pura, emozionale, che significava: “Ho trovato il cibo”. Questo suono era talmente puro che, quando veniva emesso, gli altri capivano immediatamente che quell’uomo aveva trovato il cibo. A quel tempo tutti i suoni che venivano emessi erano reazioni puramente emozionali. Allora gli altri homo sapiens potevano capirlo. Potevano, più che capirlo, “sentirlo”, intuirlo. Ma poi è iniziata la migrazione di queste tribù ed i loro linguaggi si sono evoluti, sofisticati. Gli uomini hanno perduto la purezza delle emozioni ed hanno quindi iniziato a condizionare le loro menti. E quindi, di quei suoni, probabilmente ne sono rimasti soltanto due: quando ridiamo, sia in Cina, sia in Inghilterra, sia in America, tutti sanno che siamo felici: se invece piangiamo, sia in Africa che in Islanda tutti sanno che siamo infelici. Tutti gli altri suoni sono stati modificati, sofisticati. Questa sofisticazione è continuata e anche la stessa lingua madre ha cominciato a cambiare attraverso le grandi distanze delle aree geografiche che erano separate. Se io vado al Sud, sento un certo tipo di italiano. Quando vado in Piemonte sento un altro tipo di italiano. Allora abbiamo bisogno di condizionare la nostra mente a quel suono per capire quel particolare aspetto della nostra lingua”.

Se da un lato il codice che permette la comunicazione, quindi  la lingua che utilizziamo, è un prodotto sociale, espressione di una volontà collettiva, dall’altro lato questo codice è sempre più strutturato, categorizzato, analizzato e utilizzato in base a delle necessità che riducono la comunicazione, che per lo Yoga del Suono è espressione dell’ energia pura degli esseri umani, a processi mentali che scarsamente coinvolgono la profondità dell’essere.
Ci spiega ancora Vemu Mukunda: “Questo fenomeno è chiamato condizionamento della mente.
Ma esistono dei suoni, ancora oggi, che noi riceviamo attraverso la mente non condizionata, che raggiungono la purezza dell’intimo Sé. Questi sono la musica e quelli che noi definiamo Mantra. Questi due suoni non hanno bisogno di passare attraverso l’intellettuale, perché se cerchiamo di capirli intellettualmente, perdiamo la loro energia”.

Ida Sommovigo


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