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La Campana Tibetana

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Ho portato a casa mia la Campana Tibetana che comprai nei primissimi anni novanta, non vi è nulla di stupefacente in questo, se non si ripercorre la sua storia, se non si scopre dove sia stata  in tutti questi anni.
La spiegazione è semplicissima, era a casa di mia madre. Anche qui nulla di strano, i figli lasciano spesso oggetti vari a casa dei genitori…

Ma la vicenda, quella sì, è molto particolare.
Una domenica pomeriggio (eravamo nel 1991 – 92) tornai a casa dei miei genitori, con i quali ai tempi vivevo ancora, fiera del mio nuovo acquisto, la mia prima campana tibetana, e desiderosa di provarla.
Il mio rientro a casa, con un simile oggetto, destò subito curiosità nei miei genitori e nella zia che viveva con noi.

Visto che in quegli anni i supermercati non erano aperti la domenica e considerato il fatto che ero reduce da un seminario di Yoga del Suono, fui sollecitata immediatamente a spiegare loro che quella “marmitta di metallo”non era una marmitta e nemmeno una strana coppa senza piedistallo, era una campana tibetana.
Sorse subito un’altra obiezione… eh sì, non aveva la forma della campana, non si poteva appendere ed era priva di battacchio.
Però tutti e tre:  papà, mamma e anche la zia (sorda) rimasero lì, volevano sentirla suonare.
A turno, provarono a suonarla tutti e tre e qui avvenne qualcosa di meraviglioso tra la campana tibetana e mia mamma: si scelsero a vicenda e iniziò un’amicizia tra la piccola donnina di Monza che poco aveva viaggiato e visto in vita sua e la campana tibetana che arrivava da lontano e portava con sé memorie e suoni antichi ricchi di energie spirituali.

La ricerca Spirituale in mia mamma, in questo era differente da mio papà, non è mai stata in primo piano, al primo posto c’era la sua casa, le sue faccende domestiche.
Però questo strumento musicale, era amichevole, infatti da “sembra una marmitta”, era immediatamente passata a “la Campana”.

Mia mamma non aveva fatto nessun corso di Campane Tibetane, in quegli anni non se ne parlava molto e forse non c’erano nemmeno.
La “Campana” e mia mamma indubbiamente si piacevano reciprocamente e s’intendevano tra loro come  le anime semplici sanno fare.

Mi bastò dire alla mamma a cosa potesse servire “Campana”: aiutava a meditare, a ritrovare il silenzio interiore, a rilassarsi e se appoggiata sul corpo le sue vibrazioni benefiche potevano aiutare.
La meditazione e il silenzio interiore non riscossero grande interesse, le ultime due furono una rivelazione importantissima.

E così, per molti anni, mia mamma, dopo aver finito di rigovernare in cucina, andava a riposarsi in camera da letto e …da sola si metteva campana sullo stomaco e in tutta la casa si sentivano i rintocchi di “Campana” perché mia mamma la suonava così, poi scendeva il silenzio e se ci si affacciava alla porta della camera da letto si poteva vedere mia mamma addormentata con “Campana” accanto a lei.
“Campana” ha vissuto molti anni sul comodino di mia mamma o sul tavolino del telefono, ma sempre accanto a mia mamma.

Poi gli anni sono passati e mia mamma ha iniziato, con la vecchiaia ad avere grossi problemi visivi e uditivi…e “Campana”?
Lei smise di suonare i suoi rintocchi e si lasciò trasformare in un centrotavola pieno di caramelle, adesso non era più in camera da letto, ma in sala, però erano ancora insieme.

Poi, ci fu’ un breve periodo in cui “Campana” condivise uno spazio nel mobile della sala insieme ad altri oggetti e poi arrivò il momento in cui le due amiche dovettero separarsi…

Ora “Campana” è qui con me e per prima cosa le dovrò chiedere, come sarebbe consuetudine fare, se vuole suonare con me e per me che suono già altri strumenti musicali.
Io so che se vuole può emettere i suoi suoni e i suoi armonici come sanno fare le campane tibetane, ma prima glielo dovrò chiedere, spero che mi risponda di sì, è da molti anni che vorrei suonare la campana tibetana!

Ida Sommovigo

Dedico questo scritto a mia mamma Laura perché mi ha insegnato che se non c’è amicizia tra lo strumento musicale e chi lo suona, vi saranno solo note tecniche che non porteranno nulla.
Dedico questo scritto anche a “Campana” perché mi ha insegnato che quando lei si è fatta scegliere per il suo meraviglioso suono tra le diverse campane tibetane, lei era proprio speciale e non solo per i suoi armonici stupendi!!!

 

 

 

 

 


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