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Il canto e la voce

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Mi chiamo Alberto Guccione sono padre di due meravigliosi figli, da sempre innamorato del Suono, della Musica, della Voce. Pranoterapeuta mio malgrado, ho lavorato per tanti anni con la musica in ambito riabilitativo. Ho avuto la fortuna e il piacere di incontrare nel mio personale cammino formativo e professionale Sri Vemu Mukunda, il lavoro e l’opera di A. A. Tomatis, Gisela Rohmert, Serge Wilfart. Praticante di canto armonico, ho avuto modo di partecipare a varie incisioni, tra cui la mia “Canto armonico – il corpo eterico della voce” per la RED Edizioni.
Gli armonici sono la materia stessa del suono. Se noi riusciamo a riconoscere, a parità di nota, un flauto da un violino, lo dobbiamo agli armonici: a seconda di come si mescolano tra di loro, quali emergono e quali rimangono in secondo piano.
Si dice che non esistano due voci umane uguali tra loro; è come se gli armonici di ciascuno di noi fossero mescolati in maniera diversa e in questo modo raccontassero la nostra storia…
Gli armonici sono multipli della nota fondamentale. Se chiamiamo la fondamentale ‘uno’, l’armonico ‘due’ vibrerà due volte la fondamentale, l’armonico ‘tre’ tre volte la fondamentale, e così via all’infinito.
Armonici, overtones, ipertoni, sono molti i modi in cui vengono chiamate queste strane presenze all’interno di una nota: segno di una profonda riscoperta di questo fenomeno sonoro, dei suoi misteri, del suo passato, delle sue prospettive terapeutiche.

alberto guccioneVorrei raccontarvi brevemente la storia e l’uso di questa particolare forma di canto e di come questo possa aiutare a riscoprire la propria voce.
La voce è il nostro strumento sonoro più accessibile. Ci rappresenta e manifesta, esprime la nostra verticalità ed è il cuore della comunicazione. Eppure quanto spesso è limitata da tensioni nel corpo e prigioniera di blocchi emozionali ed energetici o da pregiudizi, come quello di pensare di essere stonati.
In ogni persona esiste una voce bella e potente che non sospettiamo e soprattutto non conosciamo. Negli stage e nei gruppi continuativi, aiuto i partecipanti proprio a scoprire quell’unica voce che da sempre ci appartiene, fonte di gioia, nutrimento, contatto profondo intimo e vero con noi stessi.
Quante persone amano cantare, ma lo fanno solo quando sono sicure di non essere ascoltate, o quante rinunciano per paura di non essere all’altezza, accontentandosi di identificarsi in qualche cantante.
Eppure il respiro è voce nella sua pienezza e nella sua forza primordiale. Voce e respiro permettono un viaggio di purificazione attraverso le emozioni. La riconquista della giusta intonazione è la prova della riunificazione della voce con il respiro.
Quando la nostra voce si è purificata e abbiamo raggiunto una neutralità affettiva, dal cantare si passa all’essere cantati. Ogni forma di canto spontaneo è riconducibile a forme di canto sacro.
Il canto degli armonici è per tradizione considerato “il canto iniziatico e spirituale per eccellenza”, nato nel Tibet e dintorni, ma presente in tutte le tradizioni, la voce armonica permette di scomporre il suono vocale nelle sue componenti (come fa l’arcobaleno con la luce), attivando alte frequenze (quelle che ricaricano la corteccia cerebrale).

La storia del canto con gli armonici si perde nella notte dei tempi ed è sicuramente destinata a ridiventare una sorta di linguaggio universale.
Anche se sono particolarmente evidenti nella tradizione tibetana, mongola tuvana, si può dire che in ogni cultura c’è una particolare attenzione per gli armonici. Nell’antica Grecia uno dei metodi di cura basilari consisteva nell’ascolto del suono dell’acqua, ricchissimo di armonici! Nella Qabbala si invocano le energie dei Sefiroth tramite vocalizzi con armonici. In India, ogni pezzo musicale è preparato con il suono della tampura, ricchissimo di armonici. In Australia abbiamo il didgeridù.
Ma è soprattutto in Mongolia e nella vicina regione siberiana di Tuva che gli armonici vocali sono preminenti ed è legato a cerimonie sciamaniche.
Sottolineare nella voce un armonico non è mai una tecnica, ma energia sonora viva e pura, in grado di connettere l’uomo alle forze della natura e della guarigione.
Uno spazio a parte merita lo stile di canto dei monaci tibetani: per il fascino estremamente primordiale dei suoni che producono; per le loro voci che sono come il fuoco su cui aleggiano armonici paragonabili a voci bianche di bambini; forse perché la nascita di questo stile è legata a leggende, o forse perché esso è stato gelosamente tenuto segreto per millenni fino a quando, negli anni Settanta, alcuni monaci cominciarono a diffonderne il segreto.
Infatti, un aspetto interessante di questa pratica di canto è che non può essere insegnata. Se ne possono trovare alcune descrizioni e anche esercizi per metterlo in pratica, ma in realtà esso si apprende quasi per una sorta di ‘trasmissione’, quando il momento per la persona è giunto.

contatti: albe.guccione@tiscali.it


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