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Postura, Occlusione e Voce

Mi chiamo Rosa Maria Laponte (laponte@libero.it), sono un medico chirurgo che si occupa da sempre di postura e occlusione dentale.
Dopo la laurea in medicina a Modena, ho frequentato stages ad Harvard e a Boston, collaboro con il prof. Bracco dell’università di Torino.
lap1Parlare di postura e malaocclusione in questa sede, significa prendere in considerazione, prima di tutto, il rapporto diaframma-respiro.
Il diaframma è importantissimo per la respirazione.
É chiaro che soggetti che hanno una postura incassata, con il collo incassato e le prime vertebre cervicali appiattite, lo utilizzano male. Il diaframma è un elemento fondamentale per la corretta respirazione, si innalza durante l’inspirazione accumulando aria nei polmoni e si abbassa durante l’espirazione per far fuoriuscire l’aria dai polmoni.
Per un corretto uso della voce, è necessario che questo movimento sia ritmico e regolare, in caso contrario si ha problemi nel sibilo della voce.
La respirazione è influenzata dall’occlusione.
I bambini con un “morso aperto” respirano a bocca aperta con conseguente ipertrofia delle adenoidi.
Spesso visito bimbi che sono stati operati più volte per ipertrofia adenoidea con ricaduta.
Non appena il bimbo viene curato della sua patologia occlusale, ecco che la respirazione si modifica perché il morso si chiude e quindi la quantità d’aria al secondo che viene ingerita dal piccolo si abbassa, con conseguente normalizzazione delle sue adenoidi.
Penso quindi che anche la voce si modificherà .
Infatti per l’utilizzo della voce in pazienti che si occupano di canto è necessario che sia le corde vocali sia il movimento labiale (di conseguenza quello dentale) siano corretti.
Una persona con ipertrofia adenoidea avrà sicuramente una voce gutturale, questo non la aiuterà certo per il suo lavoro.
La cattiva occlusione influenza molto la digestione, infatti noi sappiamo che questa inizia proprio dalla bocca.
Ad esempio ai pazienti con “Cross Byte” (Morso incrociato) mono o bilaterale spesso non è possibile triturare bene il cibo perché il rapporto tra dente superiore ed inferiore è alterato e il cibo, di conseguenza, arriva mal masticato allo stomaco, il quale dovrà mettere in moto un sistema più complesso per poterlo digerire.

Sul modo di come una cattiva occlusione influenzi una postura si potrebbe palare per giorni, ma per essere brevi dirò: mi occupo di questo da più di venti anni e ho visto che ad ogni malaocclusione può corrispondere un tipo di postura e che, con la correzione di questa attraverso l’ausilio di apparecchi ortodontici, placche funzionalizzanti o semplici molaggi selettivi, si migliora la postura stessa.
Il vantaggio di questo studio sulla interrelazione tra occlusione e postura per il paziente consiste nel fatto che, ad esempio, il dolore alla colonna vertebrale o agli arti inferiori può essere attenuato o addirittura risolto con la modifica e la correzione dell’occlusione, se quest’ultima è la causa di questa patologia.
Dire che non ci sia limite tra l’età e la riequilibrazione della postura non è del tutto corretto, poichè il limite stesso è dato dalla gravità della devianza e della postura. Si riescono comunque a riequilibrare posture (quando queste dipendono dai denti) anche in età avanzata o mediante l’uso di placche funzionalizzanti o ancor di più con i controlli di occlusione (molaggio selettivo). A volte è possibile riequilibrare un soggetto, là dove il problema dipende dai denti, anche se questi è in età molto avanzata e se è portatore di protesi totale. Attenzione, non basta solo rifare la protesi totale, come i manuali ci insegnano, ma occorre ridare a quel paziente la sua corretta chiusura. Molte diatribe sono in corso riguardo a questo problema, ma a mio avviso la loro soluzione della diatriba sta nel capire in che modo quel paziente chiudeva in origine la sua bocca: questo in quanto il suo cervello aveva quella memoria di chiusura che dobbiamo cercare di non alterare per riequilibrare il paziente.

Gli strumenti utilizzati per una corretta diagnosi sono molteplici. Un metodo molto antico ma ormai in disuso è quello di ascoltare il paziente per capire quando è comparsa la patologia, quale può esserne stata la causa, quale è il fattore scatenante. E’ per me importante il feeling che si stabilisce tra colui che ti parla (paziente) e tu che ascolti. L’empatia permette di stabilire un rapporto di cordialità con colui che si affida alle tue cure: ascoltare l’altro come primo passo verso la guarigione.
Vi è poi l’ausilio degli strumenti diagnostici quali radiografie, tracciati cefalometrici, elettromiografia, chinesiografia, TAC, risonanza magnetica, pedana posturale.
La pedana è uno strumento piuttosto recente che ci aiuta a valutare l’equilibrio del paziente, la sua postura, il suo appoggio plantare e vedere se e come questo varia.

In queste righe ho voluto sottolineare cosa è per me importante nel rapporto con il paziente tenendo fermo che anche questo, come ogni riequilibrio, richiede tempo, fiducia e voglia di intraprendere un percorso verso una guarigione globale.

Rosa Maria Laponte

 


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